Banner
Home Anteprima e stralci del romanzo Anteprima Libro Secondo

PostHeaderIcon Anteprima Libro Secondo

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

OTTAVIO NIETO

THORALAYS

ODIO SENZA FINE

Libro Secondo

 

 

 

Un giorno il battito cadenzato del tempo si è sincronizzato con il mio cuore... Ringrazio i miei genitori  per la vita che mi hanno donato.

 

Quante tinte hanno chiazzato la tela, quante sfumature hanno realizzato un sogno… Ringrazio mio fratello Alessandro per aver disegnato e colorato Thoralays e Gabriel.

 

Quante parole hanno affollato i miei desideri, le mie aspirazioni… Ringrazio mio fratello Fabrizio e mio fratello Gilberto per aver pazientemente letto e criticato i miei racconti.

 

In un attimo un immenso amore ha conquistato la mia anima solitaria… Ringrazio mia moglie per avermi fatto assistere ad un miracolo… Noi ed il nostro piccolo Christian.

 

 

 


 

 

 

Il presente romanzo è opera di pura fantasia.

 

Ogni riferimento a nomi di persona, luoghi, avvenimenti, indirizzi e-mail, siti web, numeri telefonici, fatti storici, siano essi realmente esistiti od esistenti, è da considerarsi puramente casuale.

 

 

 


 

 

PROLOGO

 

 

 

Tommy aprì la porta di casa così facilmente che pensò di essersi trasformato in un grosso Hobgoblin. L’interrogazione in astronomia era stata disastrosa. Era furioso e non comprendeva perché la professoressa lo avesse chiamato un’altra volta. La quarta in un quadrimestre. Tommy strinse i denti anche se avrebbe voluto urlare, ma sentì la voce della madre provenire dalla cucina.

«Tommy, ti sei ricordato di prendere il vino e il detersivo per i piatti in cantina?»

Tommy rifletté un attimo chiudendo gli occhi in segno di arresa e sospirando rispose afflitto:

«No mamma, ora scendo subito.»

Infilò la mano nella tasca del giubbino ed ebbe la conferma che le chiavi di casa erano al proprio posto. Aprì la porta blindata e vide che l’ascensore era occupato. Scese a piedi.

«In fondo l’appartamento era solo al quarto piano.» pensò.

Dopo essere giunto all’ingresso delle cantine Tommy inalò quel odore di muffa che gli fece storcere il naso. Tastò con rapidità il muro cercando l’interruttore della luce, lo trovò e lo pigiò più volte, ma non accadde nulla. Quindi decise di utilizzare un classico espediente tecnologico. Accese il cellulare ed una flebile luce illuminò le sue scarpe da ginnastica ed il terreno sottostante. Tommy ricordava a memoria il tragitto, ma quel giorno ebbe un’indecisione e perse il conto delle porte inferriate delle cantine. Si girò su se stesso e ricominciò a contare.

«Una, due, tre, quattro...» la sua mente vacillò e le porte inferriate si trasformarono in prigioni, la puzza di umidità si mescolò ad un odore acre di zolfo ed il rumore nei tubi delle acque fognarie divenne lo scrosciare di un fiume sotterraneo.  All’improvviso Tommy ricordò quello che stava pensando quando la professoressa Smith lo chiamò alla cattedra fissandolo con quello sguardo aquilino.

«Tommy caro, considerando che sei in un mondo tutto tuo, potresti spiegarci per sommi capi… il sistema solare? Dovresti essere un esperto in materia. »

Le risate della classe gli fecero perdere il filo conduttore del suo romanzo, ma ora fu tutto chiaro. Bloccò il cellulare tra le sue labbra, afferrò un pezzo di carta ed una biro ed il magico reame di Thoralays comparve nuovamente in tutto il suo splendore.

 

 

 

 

 

CAPITOLO I

La prigionia di Arìa

 

 

 

Come ogni notte da quando era stata rapita, la principessa degli Umani, Arìa, sprofondò nel suo incubo ricorrente: il suo rapimento.

 

A Nesmar il sole era tramontato da poco più di quattro ore lasciando il posto ad una notte fredda e tagliente. Arìa rientrò nelle sue stanze a tarda ora licenziando anticipatamente l’ancella di corte che aveva atteso il suo ritorno. Aveva un gran mal di testa e non riusciva a pensare ad altro che alle mille problematiche religiose che in quel periodo attanagliavano le popolazioni locali. La giornata era trascorsa febbrilmente scivolando attraverso una serie di incontri diplomatici che l’avevano enormemente provata. Fin da quando era più piccola, infatti, suo padre, il duca Selath, l’aveva introdotta al mondo della diplomazia stabilendo che, come futura duchessa di Nesmar, Arìa avrebbe dovuto costruire un’intricata rete di relazioni con le numerose religioni che si erano sviluppate.

La principessa abitava in una piccola ala del castello formata da cinque stanze. Quattro delle quali circondavano la camera da letto che era stata realizzata a forma di stella, così com’era stato sviluppato l’intero castello di Nesmar da quando Selath lo aveva fatto ristrutturare affinché fosse punto di riferimento culturale e sociale della città.

Arìa si sedette dinanzi alla specchiera d’ebano nella sua camera da letto riscaldata dal fuoco scoppiettante del camino acceso. Le sue mani curate pettinavano i lunghi e lisci capelli corvini prima di addormentarsi. All’improvviso un rumore metallico pervenne dalla stanza accanto attirando la sua attenzione. Arìa era abituata a sentire rumori strani nelle sue stanze causati spesso dalla servitù durante le pulizie giornaliere. L’ora tarda, però, la fece insospettire e per questo motivo decise di andare a verificare cosa stesse accadendo. Si alzò con eleganza dallo sgabello di legno intarsiato e, dopo aver indossato una vestaglia di lana, aprì senza indugi la porta che collegava la sua camera ad un saloncino. A prima vista la stanza era vuota. Illuminata da una decina di candelabri che rimanevano accesi per tutta la notte, grazie ad un incantesimo formulato dal mago di corte, la stanza era arredata da un ampio divano senza spalliera che circondava un tavolo basso in legno chiaro. Appesi alle pareti, numerosi arazzi narravano le gesta del duca Selath dall’incoronazione alla battaglia contro le popolazioni rurali in rivolta. La principessa si convinse che quello strano rumore era probabilmente dovuto agli addestramenti dei soldati del castello che si svolgevano di frequente e a qualsiasi ora del giorno o della notte. Si voltò nuovamente per tornare nella stanza da letto, ma ebbe soltanto il tempo per sgranare gli occhi. Due uomini bassi e magri le saltarono addosso fulmineamente zittendola con un panno bagnato. Arìa, spaventata, identificò i due malviventi come dei banali ladri in cerca di ricchezze che un castello, come quello di suo padre, avrebbe potuto nascondere. Purtroppo dopo poco si dovette ricredere. I due, infatti, la legarono bloccandole i polsi e la imbavagliarono per bene. La principessa tentò più volte di liberarsi o di chiedere aiuto, ma fu tutto inutile. Nessuno avrebbe potuto sentire quel suo lamento ovattato. D’altronde lei stessa aveva fatto esplicita richiesta al padre di allontanare le guardie che piantonavano giorno e notte le sue stanze. Quelle presenze la opprimevano e la angosciavano. Con la sua persuasione aveva fatto breccia nella volontà di Selath convincendolo che il castello era ben sorvegliato e che nessuno sarebbe stato così pazzo da tentare un intrusione. Quanto si era sbagliata. Adesso lei era lì inerme e spaventata per colpa della sua stupidità.

Uno dei due malviventi interruppe la sua autocommiserazione appoggiandole un coltello a lama zigrinata sul fragile collo.

«Un altro lamento e ti sgozzerò senza pietà.» le disse gelidamente avvicinando la bocca al suo orecchio.

Quel sussurro penetrò nell’anima della principessa ferendola quasi come una lama. Arìa non ebbe il minimo dubbio che quelle parole potessero essere veritiere ed obbedì annuendo con la testa. I due rapitori la guidarono lestamente oltre il saloncino ed entrarono in un’altra camera che era adibita alla lettura. Arìa, infatti, amava leggere, ma soprattutto collezionava libri antichi e rari tomi. Ben quattro librerie ricolme di volumi ricoprivano i tre terzi delle mura ed una quinta un po’ più piccola era sistemata al centro. Arìa si accorse che una delle librerie più grandi era stata spostata dalla parete, ma non ebbe il tempo di capirne il motivo, fin quando spinta dai due proprio in quella direzione, scoprì un oscuro passaggio segreto. Le ultime perplessità e le poche speranze vennero in quel momento completamente cancellate. Comprese finalmente in che modo quei due loschi malviventi  fossero riusciti ad entrare nel castello evitando le guardie ed i soldati di ronda. I suoi occhi osservarono la piccola porta in muratura nascosta dietro la libreria.

«Chi aveva fatto costruire quella porta?» rimuginò Arìa incredula. Quando fu ristrutturato il castello, il padre volle assistere personalmente ai progetti e ai lavori di restauro.

«Chiunque avesse modificato la struttura aveva organizzato quel piano già molto tempo prima.» pensò sconcertata.

I due rapitori spinsero in malo modo la principessa oltre la porta. Il buio prese il sopravvento per un breve istante ed Arìa non riuscì a vedere più nulla di quello che la circondava.

«La prigioniera è con noi.» parlò a bassa voce uno dei due rapitori. Una luce fioca illuminò un corridoio stretto che dopo pochi metri s’interrompeva ad appannaggio di una breve scalinata verso il basso. I tre percorsero l’esigua distanza in pochi attimi, scesero giù per la scala e raggiunsero l’origine della luce. Un uomo di corporatura grossa li stava aspettando davanti ad un cancello arrugginito. Arìa non riuscì a distinguere l’individuo che le stava dinnanzi, ma ascoltando la sua voce capì chi fosse.

«Finalmente sei nelle mie mani. Da quanti anni bramavo questo momento.»

«Akorn di Airk!» Arìa pensò con disgusto.

«Dal tuo sguardo, capisco che mi hai riconosciuto. Mi fa piacere che non ti sei dimenticata degli amici di tuo padre...» continuò Akorn con lo sguardo indolente e gli occhi acquosi.

«Portiamola fuori di qui, se scoprono la sua assenza siamo morti.» continuò l’alto prelato parlando ai due scagnozzi.

«Anzi aspettate un attimo…» improvvisamente Akorn si girò su se stesso e colpì Arìa con un sonoro ceffone che la fece cadere a terra dopo aver perso l’equilibrio.

«Finalmente ti concederai a me. Ricordati che nessuno potrà mai salvarti.»

«Mi dovrai prima ammazzare.» pensò Arìa struggendosi in un pianto a dirotto.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 10 Giugno 2010 15:29)

 
Italian - ItalyEnglish (United Kingdom)
FanBox Thoralays
Sondaggi
Il romanzo vi piace?